Medicina e salute

donna_incinta.htmFuture mamme, non stressatevi. I medici lo dicono spesso, ma è un consiglio che vale decisamente la pena di seguire, soprattutto nei nove mesi in cui si è in stato interessante. L'esposizione del feto al cortisolo - in parole povere l'ormone dello stress -, infatti, può incidere sullo suo sviluppo cognitivo.

A dimostrarlo è uno studio pubblicato sul Biological Psychiatry, guidato dal prof. Thomas O'Connor. I ricercatori hanno analizzato 125 donne, alle quali è stato misurato l'ormone dello stress nel liquido amniotico, per poi effettuare un test sui loro bambini a circa 17 mesi, considerando la loro capacità di gioco e di memorizzazione: i figli delle donne che durante la gravidanza risultavano maggiormente stressate, sono anche quelli più lenti nell'apprendimento e nei riflessi.

Sembra che il problema sia però reversibile soltanto se la madre instaura un legame forte con il bambini, ossia sia in grado di isolare lo stress e non lasciarsi condizionare, cosa che tuttavia risulta parecchio difficile in una società dove il mix creato da tensioni e stili di vita irregolari sembra quasi essere la malattia figlia di nostri tempi.
 

anoressia.jpgPurtroppo sono sempre di più le persone vittime di questa grave psicologia - e, giusto per sfatare qualche mito, non si tratta soltanto di donne - e ormai da parecchi anni gli esperti si chiedono non solo come sconfiggerla, ma anche come prevenirla per evitare che nuovi individui vi cadano. In base a delle ricerche, sembra che una grave minaccia venga dal web.

Sono infatti 30mila i siti, blog e forum "pro anoressia", cliccati soprattutto da giovani tra i 14 e i 35 anni, dove si esalterebbe l'anoressia come segno di carattere forte e forza di volontà. Diete fai da te, tecniche per vomitare e fotografie di donne e uomini sottopeso farebbero il resto. Un evento senza ombra di dubbio preoccupante, dicono gli esperti, i quali si sono riuniti a Roma per tirare le somme sull'evoluzione della patologia, la quale sembra che mieta circa 9mila casi in più ogni anno.

'La rete e' il modo piu' efficace di diffondere il disturbo": conclude Laura Dalla Ragione, responsabile del centro per i disturbi dell'alimentazione di Todi, spiegando che occorrono specifiche tecniche di sensibilizzazione al problema, in modo che i giovani siano preparati nel momento in cui si imbattono in siti del genere o comunque in pubblicità non idonee e veritiere.

Parole chiave Anoressia - web - salute - diete - siti - blog - forum - Laura Dalla Ragione - medicina

fumo.jpgE' ciò che dice una ricerca condotta dall'istituto superiore di Sanità nell'ambito dell'Osservatorio epidemiologico cardiovascolare, in collaborazione con l'Anmc: sono cresciuti gli uomini obesi rispetto ad una precedente indagine svoltasi tra il 1998 e il 2002, ma in compenso fumano meno rispetto alle donne.

Sono infatti stati confrontati i dati raccolti in 9 regioni italiane, intervistando 945 maschi e 919 femmine, e ciò che è emerso è stato che gli uomini obesi sono diventati il 26% (nella precedente indagine risultavano essere il 21%), ma i fumatori, dal 33%, sono passati al 26%. Tendeza opposta quella femminile: stabile per quanto riguarda l'obesità - siamo sempre fermi al 26% - ma aumentato il consumo di sigarette, arrivato al 22%.

Rilevante è comunque anche specificare la fascia d'età dei soggeti utilizzati per la ricerca, la quale oscila tra i 35 e i 79 anni: se infatti intervistassimo soggetti più giovani, vedremo come la percentuale dei fumatori aumentarebbe probabilmente in modo notevole, mentre quella degli obesi diminuirebbe rilevantemente. Con questi dati l'Italia parteciperà ad uno studio su scala europea - European Health examination survey, Ehes -, il quale si prefigge di tracciare entro il 2011 l'andamento dei fattori di rischio nel Vecchio Continente, in modo da organizzare interventi mirati contro tutti queli elementi, come appunto il fumo e l'obesità, che possono essere causa di malattie cardiovascolari (40% delle morti in Europa).

5258305.jpgMorire di noia? Pensavate che fosse soltanto un detto? Bene, iniziate a ricredervi perchè non lo è. Chi si annoia ha il 40 % in più di morire rispetto a chi ha un tenore di vita più attivo e movimentato.

Lo dimostra e pubblica, creando non poco scalpore, uno studio dell' University College di Londra. I ricercatori hanno infatti intervistato 7mila dipendenti pubblici tra i 35 e i 55 anni negli anni 80, chiedendo loro se trovassero la loro vita noiosa oppure no. Nel dicembre 2009 queste persone sono state richiamate o ricercate e si è visto che degli "annoiati" molti erano deceduti nonostante l'età non troppo avanzata: questi erano il 40 % in più rispetto ai loro colleghi con una vita più intensa.

Ciò ribadisce quindi il bisogno di trovare un equilibrio nella nostra esistenza , equilibrio che sembra essere sempre più difficile da raggiungere, complici lo stress, la poca abitabilità delle nostre città, la crisi economica e molto altro. Colpiti dai molti problemi, si rischia quindi di abbandonarsi ad un'apatia - che forse è persino una forza di difesa - la quale è da evitare allo stesso modo di un'eccessiva iperattività, altrettanto dannosa per il nostro organismo.

internet.jpgC'è chi già qualche anno fa preannunciava la definitiva scomparsa dei libri a favore di un enorme libro virtuale, in grado di contenere tutto il sapere dell'uomo a disposizione di chiunque con un semplice click. Qualcuno lo ha reputato grandioso, qualcuno altamente riduttivo.

Ora però il passo in avanti - o indietro, a seconda delle opinioni - sembra sempre più vicino e soprattutto realizzabile. A sostegno del progetto vengono anche delle ricerche mediche pubblicate sul Journal of Geriatric Psychiatry, secondo le quali fare ricerche su Internet puo' mantenere il cervello allenato piu' che leggere libri, e ciò soprattutto se si ha a che fare con persone anziane o malate di Alzheimer.

I ricercatori dell' Ucla hanno infatti preso in esame un campione di persone tra i 55 e i 75 anni, alle quali è stato chiesto prima di leggere dalle pagine di un libro e poi di fare delle ricerche su internet, tramite il celebre motore Google. Nel secondo caso il cervello ha dimostrato - letteralmente - di lavorare di più, perchè sottoposto a maggiori stimoli e ciò naturalmente aiuta anche a manterlo in salute migliore.

Insomma, un vero e proprio mito è stato sfatato e al suo posto ne è sorto un altro, sempre più incombente: quello di internet. Resta però in dubbio quandFao la rivoluzione vera e propria si verificherà e soprattutto se sia effettivamente tutto oro, quello che luccica.

Varie

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