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Medicina e salute

bugia.jpgForse si tratta di una consolazione non troppo soddisfacente, tuttavia - se anche voi vi lamentate perchè i vostri figli dicono qualche bugia di troppo oppure avete voi stessi iniziato a farlo fin da giovane età - pensate che ciò che è indice di un notevole e precoce sviluppo celebrale.

A rivelarlo è uno studio svolto presso la Toronto University da Kang Lee e riportato dalla BBC. Per raccontare bugie - e continuare a renderle credibili nel tempo - è necessario utilizzare dei processi cognitivi molto complessi, quindi i bambini che già a partire dai primi anni di vita le dicono sono potenzialmente dotati di una grande intelligenza.

La ricerca ha coinvolto 1200 bambini e ragazzi dai 2 ai 17 anni, i quali sono stati chiusi in una stanza con un giocattolo alle spalle e a cui era stato detto di non voltarsi a guardarlo. Naturalmente, una volta che il ricercatore era uscito, con una telecamera si riprendeva se il bambino si voltava o meno, spinto dalla curiosità, ed in seguito gli veniva chiesto se lo avesse fatto oppure no. Dall'indagine è emerso che i più precoci - e potenzialmente i più intelligenti - iniziano a dire bugie fin dai primi due anni, mentre a circa quattro anni almeno il 90% dei bambini dice bugie. Quasi il 100% invece le dice una volta raggiunti i dodici anni.

Ciò però non significa che i piccoli cresceranno come dei bugiardi, anzi: dire bugie rappresenta più un percorso naturale e spontaneo che altro, una tappa fondamentale - ed ineliminabile - nella crescita.

dolci.jpgMantenersi in forma e soprattutto in salute è sempre più difficile, con tutte le tentazioni di gola a cui siamo sottoposti e con uno stile di vita sempre più frenetico e nervoso, che non lascia neppure il tempo di consumare un vero e proprio pasto. Sono purtroppo ancora brutte notizie quelle che arrivano dalle ricerche. Questa volta le più colpite sono però le donne, la maggior parte delle quali - si sa - sono spesso quelle che hanno un vero e proprio debole nei confronti dei dolci.

I ricercatori della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori a Milano hanno infatti scoperto che chi mangia zuccheri semplici, contenuti in bibite, dolciumi e snack vari, può avere maggiori problemi alle coronarie ed essere quindi più soggetto all'infarto: questi alimenti contengono carboidrati ad alto indice glicemico, quindi rilasciano in fretta lo zucchero, contrariamente ad esempio ai cereali integrali che invece rilasciano glucosio in modo più lento.

E' bene comunque ricordare che è l'eccesso, quello che fa davvero male, in quanto numerosissime altre ricerche hanno scientificamente dimostrato che il cioccolato - purch+ fondente - ha effetti benefici sul sistema respiratorio e sul cuore, oltre che essere un'ottima fonte di energia per il nostro cervello (la composizione della sua molecola è molto simile a quella del caffè).

nanoparticelle.jpgBelle notizie dal fronte della lotta contro i tumori. Presso il California Institute of Technology di Pasadena è stato infatti condotto uno studio sulle nanobombe per combattere il cancro.

La ricerca è stata pubblicata ed ufficializzata da Nature, dopo essere stata testata su dei pazienti che hanno reagito bene alla terapia: le nanoparticelle "armate", cioè caricate con un'arma genetica sono state infatti iniettate nel malato ed attraverso il circolo sanguigno hanno raggiunto la sede del tumore e scaricato le loro nanobombe sulle cellule cancerogene.

Il sistema terapeutico si è dimostrato efficace e a breve potrebbe uscire dai confini nazionali ed essere utilizzato su larga scala nel mondo. Che siamo davvero alla svolta nel combattimento contro quella che è sicuramente la malattia del secolo? Ci auguriamo di sì, anche se ancora non sono stati chiariti se ci siano, ed eventualmente quali, effetti collaterali.

parto.jpgDopo la scoperta che l'epidurale poteva portare seri danni al bambino nascente e che richiedeva da parte del medico che la somministrava un'attenzione ed una precisione estreme, si è cercati un'alternativa e proprio da Firenze ne arriva una che ha lasciato soddisfatte quasi tutte le mamme che l'hanno provata e che, almeno al momento, non presenta controindicazioni.

Si tratta di una iniezione endovenosa in infusione continua di un farmaco basato sull'oppio, la quale permetterebbe alle partorienti di abbreviare il periodo di travaglio e di non provare quasi per niente dolore. A condurre la ricerca e la sperimentazione è il dipartimento materno-infantile del Careggi di Firenze, il quale si ritiene molto soddisfatto del lavoro compiuto e dell'attenzione rivoltagli dai maggiori giornali scientifici e centri di ricerca anche internazionali.

Sono state più di 1000 le donne già sottoposte al trattamento e di loro ben l'87 si è ritenuta soddisfatta e ripeterebbe la scelta del cosìdetto "parto dolce": le pazienti rimangono infatti sempre sveglie e coscienti, così da poter assistere alla nascita del loro bambino

donna_incinta.htmFuture mamme, non stressatevi. I medici lo dicono spesso, ma è un consiglio che vale decisamente la pena di seguire, soprattutto nei nove mesi in cui si è in stato interessante. L'esposizione del feto al cortisolo - in parole povere l'ormone dello stress -, infatti, può incidere sullo suo sviluppo cognitivo.

A dimostrarlo è uno studio pubblicato sul Biological Psychiatry, guidato dal prof. Thomas O'Connor. I ricercatori hanno analizzato 125 donne, alle quali è stato misurato l'ormone dello stress nel liquido amniotico, per poi effettuare un test sui loro bambini a circa 17 mesi, considerando la loro capacità di gioco e di memorizzazione: i figli delle donne che durante la gravidanza risultavano maggiormente stressate, sono anche quelli più lenti nell'apprendimento e nei riflessi.

Sembra che il problema sia però reversibile soltanto se la madre instaura un legame forte con il bambini, ossia sia in grado di isolare lo stress e non lasciarsi condizionare, cosa che tuttavia risulta parecchio difficile in una società dove il mix creato da tensioni e stili di vita irregolari sembra quasi essere la malattia figlia di nostri tempi.
 

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